Domenica di Carta 2020

AVVISO AL PUBBLICO

 

Anche quest’anno, sia pure con le limitazioni imposte dalle disposizioni per il contrasto e il contenimento del Covid-19, l’Archivio di Stato di Verona aderisce all’edizione 2020 di Domenica di Carta che si svolgerà domenica 11 ottobre in tutta Italia con la finalità di valorizzare il patrimonio archivistico e bibliografico conservato negli Archivi e nelle Biblioteche dipendenti dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.

La giornata si articolerà in due momenti: la prima parte si svolgerà la mattina, dalle ore 10 alle ore 12.30, con l’introduzione del Direttore Roberto Mazzei sul patrimonio cartografico conservato nell’Archivio di Stato e con la presentazione della mostra cartografica e fotografica allestita per rendere noto al pubblico il progetto di recupero fisico della Villa Gandini Zamboni, edificata su un podere di cui si hanno notizie già dal 1500 circa, a ridosso di antiche mura risalenti al XIII-XIV secolo di pertinenza del  Castello Scaligero di Valeggio sul Mincio, tipico esempio di residenza di villeggiatura del XVIII secolo con annesse dipendenze (villino svizzero, corte bassa, scuderia e vigneto) caratteristiche di queste dimore storiche.

Il giardino pensile sovrastante porta ad un’elegante loggia riccamente affrescata e decorata da bifore, da cui si può godere il panorama della vicina Valeggio e delle dolci colline moreniche. Il frondoso parco è tra gli scorci più sorprendenti e romantici della tenuta, la cui irrigazione era affidata ad un geniale sistema di pozzi che dal basso verso l’alto incanalavano l’acqua.  

La planimetria attuale della Villa Zamboni risulta molto simile a quella presente nelle antiche mappe catastali (napoleoniche e austriache) conservate nell’Archivio di Stato.

Gli interventi di ammodernamento hanno avuto due fasi: la prima attorno al 1870 e la seconda dopo il primo conflitto mondiale. Fu tra le prime abitazioni di Valeggio ad essere dotata di impianto di riscaldamento con termosifoni e alimentato da una caldaia a carbone. L’ingegner Gustavo Zamboni fu Sindaco di Valeggio dal 1884 al 1889 e fu uno dei fondatori nel 1900 della Società Elettrica, che portò alla costruzione del primo impianto idroelettrico valeggiano.

Il figlio Giuseppe, ultimo capostipite della famiglia e figlio unico senza eredi, nel 1929 fece testamento presso il notaio Demetrio Marai indicando che la villa diventasse di proprietà del Comune di Valeggio con precisa indicazione della destinazione della villa ad asilo infantile.

Zamboni inoltre chiese che la villa, una volta divenuta pubblica, fosse dedicata alla madre Giuseppina Gandini. Il Comune di Valeggio esaudì la sua volontà e realizzò, a lato della porta d’ingresso della villa, una lastra marmorea recante inciso il nome della madre. 

La villa fu quindi trasformata, tra il 1973 al 1974, in scuola materna statale e tale rimase fino al 2003.

Dopo più di trent’anni di utilizzo, la scuola fu spostata in una struttura nuova e più moderna e da allora la villa versa in uno stato di abbandono e di progressivo degrado.

Con l’avvento della nuova amministrazione si stanno iniziando ad affrontare i problemi più urgenti, innanzitutto la sistemazione del tetto. A tale riguardo si è incaricato un gruppo di esperti in restauro – L’Associazione La Sesta Lampada – che ha eseguito un attento rilievo propedeutico al progetto di recupero del tetto -, accostando il rilievo moderno alle immagini delle mappe presenti nell’Archivio di Stato riguardanti i possedimenti a Valeggio dei primi proprietari della villa, i Bernardi, ha realizzato un continuum con il passato attraverso un attento lavoro di studio e analisi indispensabile per consentire azioni efficaci che garantiscano un futuro solido alla villa, partendo dall’assunto che ogni intervento di tutela e restauro sull'architettura storica non può prescindere da un lungo processo di conoscenza basato sull’indagine relativa alla primitiva costruzione dei beni, alle loro trasformazioni nel tempo e alle tecniche impiegate.

 

In particolare, l’intervento dell’ing. Valentina Cinieri, titolare di un assegno di ricerca presso il DASTU, Dipartimento di Eccellenza, del Politecnico di Milano, illustrerà gli studi condotti sulle fonti indirette (archivistiche, iconografiche), messe a sistema con le testimonianze materiali pervenute fino ad oggi (manufatti e relative tecniche costruttive).

L'ing Emanuele Zamperini, anch’egli titolare di un assegno di ricerca presso lo stesso Dipartimento del Politecnico di Milano, tratterà della copertura lignea di Villa Zamboni e delle tracce di lavorazione che possono essere individuate sulle travi che la compongono e che raccontano del viaggio del legname dalla foresta al cantiere.

Il progetto di recupero della villa Zamboni costituisce un esempio virtuoso di collaborazione tra un’Amministrazione comunale, guidata dal Sindaco di Valeggio, Avv. Alessandro Gardoni, e il mondo dell’Associazionismo rappresentato oltre che dalla Sesta Lampada, anche dalla Quarta Luna che è nata con lo scopo di prendersi cura di Villa Zamboni e di restituirla, nel rispetto delle volontà testamentarie dell’ultimo proprietario ai cittadini di Valeggio, riassegnandole il ruolo di Bene Comune. Il progetto ha visto anche una raccolta di firme da parte del Comitato Noi, che….Villa Zamboni che ha coinvolto la cittadinanza sul destino della villa e che è culminato nell’attivazione di un corso semestrale del Politecnico di MIlano, polo di Mantova, che ha visto la partecipazione di una sessantina di studenti applicati nel rilievo dell’edificio e dei suoi immediati dintorni.

Seguirà l’inaugurazione della mostra con l’esposizione di alcuni disegni originali settecenteschi conservati presso l‘Archivio di Stato che raffigurano le misurazioni e i confini delle proprietà a Valeggio commissionati dalla famiglia Bernardi, originaria proprietaria del bene, e con l’allestimento dei disegni fotografati direttamente in Archivio di Stato e riprodotti su un supporto adatto a elaborazioni artistiche da parte dell’Associazione Archivio Tommasoli, studio fotografico storico di Verona. Al progetto hanno collaborato anche l’Associazione Pro Loco di Valeggio sul Mincio e l’Associazione Percorsi, con il patrocinio di Italia Nostra, sede di Verona e Mag Mutua per l’Autogestione.

 

La seconda parte della giornata si svolgerà nel pomeriggio, dalle ore 16.00 alle ore 18.30 e, alla luce dell’attualità stringente e al fine di diffondere la conoscenza della memoria conservata negli archivi sulle emergenze sanitarie del passato, l’evento dal titolo “Il Grande Contagio. La peste del 1630 a Verona e Territorio” sarà incentrato sulla valorizzazione della fonte archivistica dell’Ufficio di Sanità.

Il Direttore dell’Archivio di Stato illustrerà il fondo archivistico del suddetto Ufficio, istituzione sorta nel 1449 per iniziativa del Comune di Verona e che ebbe organizzazione stabile dopo le due grandi pestilenze del 1576 e del 1630. Da quest’ultimo anno l’Ufficio tenne la registrazione dei morti di città, e a datare dal 1731, quella dei nati e dei morti in città e nel territorio.

Il Professor Gian Paolo Marchi, professore emerito di Letteratura italiana nell'Università di Verona e autore di numerosi studi sull'umanesimo veronese, da Dante a Manzoni e Verga, illustrerà poi l’opera del medico e letterato Francesco Pona, che pubblicò una relazione storica dei luttuosi eventi (Il gran contagio di Verona nel milleseicento e trenta (Verona, Merlo, 1631), archetipo di alcune relazioni a stampa apparse in seguito. Non meno utili e suggestive le descrizioni delle carte d’archivio, che alle metafore rutilanti del Pona oppongono lo stile della quotidianità: il linguaggio cioè di coloro (frati cappuccini, cappellani, medici e inservienti) impegnati a far funzionare la gran macchina dei soccorsi.

Nell’intervento successivo il Professor Bruno Chiappa, membro effettivo dell’Accademia di Agricoltura Scienze Lettere di Verona, Socio del Centro Studi per la Storia della Valpolicella e autore e curatore di varie monografie di comuni o di realtà socio-economiche della pianura veronese con particolare attenzione alle tematiche agrarie, in particolare quelle legate alla risicoltura, parlerà delle condizioni demografiche e sociali del territorio veronese dopo la peste del 1630 e soprattutto ricostruirà i sopralluoghi compiuti nei primi mesi del 1631 dal Provveditore generale alla Sanità, Alvise Valaresso, per controllare la situazione generale della provincia e in particolare per verificare quante persone fossero decedute nelle singole ‘ville’ e se vi fossero ancora casi di contagio. Le relazioni di queste visite, riunite in un unico fascicolo, formano il reg. 191 del fondo Ufficio di Sanità dell’Archivio di Stato. Si tratta di una fonte assai importante - che di alcuni paesi fornisce il quadro completo della popolazione - nota e utilizzata dagli studiosi e che si spera possa diventare presto oggetto di pubblicazione.

Seguirà l’intervento della Professoressa Marina Garbellotti, docente di Fondamenti e didattica della storia e storia della famiglia e dell’infanzia nell’Università di Verona, che, dopo aver menzionato il valore simbolico della peste, considerata ‘il gran castigo’ di Dio, e la difficoltà di riconoscerla, si soffermerà sulla nascita degli Uffici di Sanità e sulla loro funzione. In particolare illustrerà i principali provvedimenti attuati dall’Ufficio di Sanità per controllare la mobilità delle persone durante le pestilenze con cenni sui disordini sociali e morali conseguenti al morbo.

L’ultimo intervento della Dottoressa Elena Zanoni, Dottore di Ricerca in Scienze Storiche e Antropologiche presso l’Università di Verona dove tuttora collabora presso il Dipartimento Culture e Civiltà, si focalizzerà sul ruolo svolto dal Lazzaretto di Verona in età moderna all’interno del sistema economico e doganale veneto. Sarà presentato il suo funzionamento interno e nel più ampio contesto della gestione della sanità pubblica, in quanto luogo di passaggio obbligato, non solo per i soldati, ma per tutti i mercanti che, provenienti da stati esteri in cui vi fosse sospetto di peste, dovessero rientrare in territorio veneto.

Al breve Convegno seguirà la presentazione di una rassegna documentaria delle fonti archivistiche più significative per illustrare il “Gran Contagio” del 1630 a Verona e in tutto il territorio veronese.

 

Entrambi gli eventi hanno il Patrocinio del Comune di Verona e somno pubblicizzati anche nell'Ufficio stampa del Comune di Verona ai seguenti link: 

https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=550&tt=verona_agid.

https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=70425.

L’ingresso al pubblico è libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti disponibili nella sala congressi (Max. n. 40 posti) gentilmente messa a disposizione dall’Ordine degli Ingegneri di Verona e provincia presso il Magazzino 1 sito in Via Santa Teresa, 12 dove ha sede l’Archivio di Stato di Verona.

La prenotazione è facoltativa e può essere richiesta scrivendo a: as-vr@beniculturali.it o telefonando al numero: 045594580.

Si allegano:

Locandina Evento su Villa Zamboni;

Locandina Evento sulla Peste del 1630

In occasione dell'Edizione 2020 di Domenica di Carta l'Archivio di Stato darà anche risalto alla rassegna "I lavori dell'Adige e il progetto fognario: tra sanità, città e ingegneria". 

L'iniziativa infatti, dando seguito all'esposizione incentrata sulle opere di difesa  e di attraversamento del fiume(argini e ponti) organizzata in forma digitale per le Giornate Europee del Patrimonio 2020( 26 e 27 settembre), ben si inserisce tra gli eventi della Domenica di Carta focalizzata quest'anno sul tema Epidemie e antichi rimedi nelle carte d'archivio, in quanto l'approfondimento presentato riguarda il progetto e la costruzione del sistema fognario urbano realizzato in occasione dei "grandi lavori in difesa dell'Adige" tra il 1883 e il 1895 per ridurre la diffusione delle malattie più comuni dell'epoca, come il tifo e il colera, sulla scorta degli studi degli ingegneri sanitari.

Di seguito si può scaricare il materiale della mostra, attraverso delle tavole esplicative e del materiale inedito. L'iniziativa è gemellata con la mostra digitale "Sanificare la città. Ingegneria del Tevere a Roma: soluzioni tecniche e igieniche", promossa dall'Archivio di Stato di Roma e visitabile sul proprio sito. 

Introduzione alla mostra

Sezione della mostra

 

 

                                                                                   IL DIRETTORE

                                                                             Dott. Roberto Mazzei

 

Risultato della ricerca

Musei Capitolini

Categoria: Allestimento museo

Tipologia: Museo archeologico

Regione: Lazio

Museo archeologico nazionale delle Crypta Balbi

Categoria: Allestimento museo

Tipologia: Museo archeologico

Regione: Lazio

Museo Barracco

Categoria: Allestimento museo

Regione: Campania

Museo di Palazzo Massimo

Categoria: Allestimento museo

Regione: Lazio